Ancora un tema che ci tocca tutti molto da vicino, dal momento che nelle nostre città non mancano di certo palazzi, negozi, autobus e metropolitane, panchine e fontane “decorate” dalle fatidiche bombolette spray. Abbiamo chiesto ai nostri cittadini che ne pensano, se gradiscono queste esplosioni di forme e di colori, se le trovano forme d’arte o se, al contrario, le detestano perché le considerano solo delle forme di vandalismo giovanile.
Con 1.707 voti, i cittadini di OpinionCity si sono espressi così:
SI 85%
NO 15%
Graffitismo e Street Art
Prima di tutto, dovremmo cominciare a fare chiarezza distinguendo il writing o graffitismo dalla Street Art, per poi ripercorrere le tappe che hanno portato queste nuove forme espressive ad affermarsi prima negli Stati Uniti e poi da noi nel Vecchio Continente.
Tra le due forme artistiche ci sono punti di contatto e differenze sostanziali: il writing o graffitismo utilizza esclusivamente bombolette spray e focalizza la sua attenzione sullo studio della lettera, mentre la Street Art non è vincolata all’uso di una determinata tecnica né si limita a soggetti prestabiliti. L’elemento che avvicina le due forme d’arte e che ci porta spesso a sovrapporle nel nostro immaginario è il fatto che, in entrambi i casi, si utilizzano, spesso illegalmente, spazi urbani.
Il graffitismo (o writing) nasce come parte della sottocultura dei ghetti newyorkesi a cavallo degli anni ‘60 e ‘70 dello scorso secolo ed è legata alla cultura hip-hop di questo periodo. Storicamente, spesso ci si dimentica di sottolineare che qualcosa di simile a un writer probabilmente esisteva anche prima, ma utilizzava altri mezzi. La nascita e la diffusione delle bombolette di vernice spray rende invece possibile lo sviluppo di un vero e proprio fenomeno artistico sociale.
Spesso, i primi writers partivano con tags, rappresentanti inizialmente una semplice evoluzione delle loro firme, divenute nel tempo sempre più grandi, più spesse e con riempimenti e contorni. In seguito, alcuni writer inventarono nuovi stili (come loop o nuvole) o perfezionarono quelli già esistenti, aggiungendo sfondi, di provenienza tipografica, personaggi di cartoni animati (puppets) e forme prese dalla segnaletica stradale o dalla logotipia.
Per il writer, apporre la propria firma, il proprio tag, è un appropriarsi di un luogo, marchiarlo per sempre, allargando i propri confini. La tag identifica il writer, è lo pseudonimo, l’alter ego dell’artista e ne rappresenta la firma. Spesso si tratta di un nome inventato, seguito da un numero che indica la strada o identifica il quartiere in cui l’artista vive. I writers spesso agiscono in gruppo (crew, che in inglese vuol dire ciurma, equipaggio), anche perché il lavoro deve essere eseguito e concluso in tempi molto rapidi.
In Italia, i primi graffiti sono apparsi a Milano, nei pressi di Corso Sempione, alla fine degli anni ‘70. Oggi, si assiste a forme, per così dire, evolute del graffitismo che comprendono l’Aerosol-art e lo Stencil-graffiti.
Ben diversa è la Street Art, una forma d’arte che fa della strada il suo museo. Con il termine Street Art ci si riferisce a tutte le manifestazioni artistiche compiute in spazi pubblici, con o senza autorizzazioni: non va confusa con il graffitismo, perché in questo caso l’artista non si limita ad appropriarsi di spazi scrivendo il suo nome o la sua tag o il nome della sua crew, ma anzi chi realizza arte di strada spesso realizza opere più grafiche e figurative. L’arte di strada, ad esempio, può avere connotazione politico-sociale, come nel caso delle opere di Banksy, o essere commissionata per rivalutare e abbellire un quartiere periferico, come sta accadendo a Napoli con i grandi murales di Jorit. La tecnica utilizzata non è vincolata all’uso di vernice spray ma può spaziare tra tecniche disparate.
Ma perché appropriarsi di spazi urbani per le proprie espressioni artistiche? Le motivazioni che spingono tantissimi giovani a intraprendere questo percorso non canonico dell’arte sono molto varie. Per alcuni è una forma di critica verso la proprietà privata, rivendicando le strade e le piazze; spesso, nell’arte di strada, si fa una contestazione contro la società o contro la politica. Per altri è un modo per esporre liberamente, senza i vincoli di gallerie e musei. L’arte di strada offre infatti la possibilità di avere un pubblico vastissimo, molto maggiore di quello di una tradizionale galleria d’arte.
Insomma, due forme d’arte diverse ma che hanno numerosi punti di contatto, in particolare l’utilizzo non autorizzato degli spazi urbani, principalmente come forma di protesta politica. Entrambe stanno acquistando una rilevanza notevole nel panorama culturale contemporaneo.
Da Banksy a Jorit
Chi non ha mai sentito parlare di Banksy, il famoso Street Artist inglese sulla cui reale identità aleggia un’aura di vero mistero? La sua arte è di natura satirica e sovversiva, le sue opere combinano un umorismo oscuro con graffiti eseguiti con la tecnica dello stencil, i suoi murales di critica sociale e politica sono apparsi su strade, muri e ponti di città in tutto il mondo.
Banksy si esprime nelle strade e nei luoghi pubblici realizzando opere che intendono documentare la povertà della condizione umana, le atrocità della guerra, lo sfruttamento minorile, l’assurdità della società occidentale, ma riesce a farlo in modo satirico e brillante che arriva dritto all’osservatore.
Banksy è un convinto oppositore della mercificazione dell’arte e del collezionismo: per questo, spesso, opera in anonimato delle incursioni in musei e gallerie d’arte dove appende clandestinamente delle opere realizzate in perfetto «stile» ma con particolari assolutamente anacronistici. Famosa la sua “incursione” a Venezia, quando, volendo contestare l’inaugurazione della Biennale del 2019, realizzò il murale Naufrago bambino a sostegno dei migranti bloccati in mare dalla politica italiana di chiusura dei porti.
Anche Jorit, giovane artista napoletano, riesce ad esprime nei suoi murales dal profondo realismo forti messaggi di natura sociale. Dopo un periodo iniziale in cui l’artista ha realizzato prevalentemente graffiti nelle periferie degradate di Napoli e nel centro storico, opere legate all’espressione tipica del graffitismo tradizionale ma dal forte significato politico, successivamente, Jorit si è orientato verso la rappresentazione realistica del volto umano, caratterizzandolo con due strisce rosse sulle guance, che ricordano riti tribali di passaggio dall’adolescenza all’età adulta e che rappresentano in qualche modo la firma dell’artista.
E tu cosa ne pensi?
- Sei un sostenitore della Street Art, di un’espressione artistica libera, spontanea e non appartenente alle élite dei galleristi?
- Trovi invece che gli spazi urbani vadano tutelati in quanto proprietà privata?
- Pensi che è troppo comodo “celarsi” dietro le etichette di writers e artisti di strada per divertirsi ad imbrattare strade e palazzi?
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benvenute le novità.
molto interessante
Si adoro tutte le espressioni artistiche
A me piace molto
Assolutamente SI!
Si
Si.
Se fatta col rispetto verso le proprietà altrui private o comunali , regionali etc etc.
Se ha lo scopo di abbellire e riqualificare alcune aree urbana.
Sono d’accordo con quella che chiamerei “l’arte urbana” ma vorrei che ci fossero più iniziative da parte dello Stato per decorare zone della città grigie, magari lasciate a se, spesso nel degrado.
Assolutamente si!
Assolutamente si
Si, mi piace molto.
Si
si mi piace, sopratutto quella ben fatta, ma naturalmente nei posti apprppriati
Se ben fatta, con bei colori e se rappresentano simboli e/o disegni per la pace… Mi piacciono ancora di piu
Si,mi piace molto,basta che non sia applicata su edifici o monumenti storici
Sarei d’accordo ma sempre nel rispetto delle cose o dell’ambiente. Devono essere controllate, concordate e monitorate per non arrivare all’imbrattamento, scritte insensate eccc