Anche quest’anno, abbiamo voluto interrogare i cittadini di OpinionCity sulle loro abitudini dei giorni di festa, chiedendo quanto le tradizioni gastronomiche della loro regione siano ancora importanti per loro nei giorni di festa. Come organizzano i menù natalizi i nostri Cittadini di OpinionCity? Si attengono alle ricette della nonna, anche per ricreare le magiche atmosfere di una volta, o si sono modernizzati, orientandosi verso piatti più semplici e sbrigativi? Che cosa sopravvive delle tradizioni culinarie di un tempo? 

Abbiamo chiesto ai cittadini di OpinionCity di darci il loro parere e di raccontarci le loro esperienze. Con oltre 2000 voti, i nostri cittadini si sono espressi così: 

SI    88% 

NO 12% 

I piatti della tradizione: Natale a tavola 

I piatti della tradizione sono molto diversi da Nord a Sud, una vera tavolozza di sapori e colori. Ogni regione contribuisce alla tavola con piatti tradizionali natalizi che narrano storie di passato e presente, riflettendo la ricca diversità culturale del nostro Paese. 

Altrettanto diversi sono i momenti salienti della festa nelle diverse regioni dello Stivale. A Sud, il momento clou è la cena della Vigilia, mentre a Nord è d’obbligo il pranzo del giorno di Natale. Ma che sia il cenone o che sia il pranzo, si tratta di momenti importanti in cui la famiglia si ritrova, momenti in cui si condividono racconti, aneddoti, ricordi, in un’atmosfera calorosa e coinvolgente. 

Ma come si esprime questa convivialità attraverso i piatti della tradizione? Vogliamo guidarvi in un breve viaggio lungo il Belpaese per esaminare e confrontare le principali tradizioni culinarie del Natale, spaziando dagli agnolotti allo zelten, dal capitone ai tortellini, passando per un’infinità di deliziosi dolci. 

Sulla tavola degli italiani da Nord a Sud 

Sulla tavola delle regioni del Nord, domina incontrastata la carne sia nei primi piatti che nei secondi. In Piemonte, non è Natale senza agnolotti e bollito misto, in Val D’Aosta il piatto tipico è la carbonade, carne di manzo cotta nel vino rosso. E se in Trentino non possono mancare canederli e capriolo al forno, Liguria, Lombardia e Veneto invece fanno qualche concessione al pesce, con anguille e baccalà ai primi posti. 

Spostandoci verso l’Italia centrale, in Emilia-Romagna troviamo ancora la cucina di Natale dominata dai piatti di carne: tortellini e passatelli in brodo, tagliatelle e lasagne si contendono il primato con i tortelli alla zucca, accompagnati da prosciutto e culatello. 

La Toscana è il regno dei crostini di fegatini e dell’arrosto di faraona o il cappone ripieno. Anche nelle Marche e in Umbria, la tradizione prevede cappelletti in brodo e agnello arrosto. 

Nel Lazio, invece, sulla tavola della Vigilia troneggia il capitone accompagnato da broccoli e insalata di puntarelle. Il pesce, però, cede il passo all’abbacchio nel pranzo del giorno di Natale. 

E spostiamoci al Sud. In Campania, il cenone della Vigilia è “di magro”, ovvero rigorosamente a base di pesce e verdure. E allora, via libera agli spaghetti a vongole, accompagnati da capitone e insalata di rinforzo.  Molto simili le tradizioni di Basilicata, Calabria e Puglia dove la cena della Vigilia prevede minestre di scarole, cardi e verze, seguite da baccalà e altri piatti di pesce. In Puglia, in particolare, la tradizione prevede la preparazione delle “pìttule”, particolari frittelle farcite con baccalà o tonno o cavolfiore, a volte accompagnate da vino cotto. 

Insalata di arance, aringa e cipolla, cardi in pastella, gallina in brodo, pasta con le sarde a beccafico imperano invece in Sicilia, mentre in Sardegna si possono assaporare i culurgiones de casu, che sono ravioli ripieni con sugo di pomodoro, e poi gli immancabili malloreddus, gnocchetti di semola al sugo di salsiccia. 

I dolci delle feste: non solo panettone 

Quanti sono i dolci tradizionali del Natale e che significato hanno? Il Natale affonda le sue radici in tempi antichissimi, ancor prima dell’avvento del Cristianesimo. Da sempre, nelle antiche civiltà contadine, si festeggiava il solstizio d’inverno, il momento in cui la giornata smetteva di accorciarsi e la lunga notte terminava. Questo momento di passaggio era celebrato non solo con un tripudio di luci ma anche con offerte rituali di dolci che contengono ingredienti antichi quali il miele, la frutta secca, il pane poco lievitato. 

Ed ecco che, ancora oggi, possiamo trovare nei nostri dolci regionali, la memoria di quelle antiche feste pagane.  

Uno dei dolci più antichi, che ancora ricorda la tradizione romana della festa del Sole vincitore, è il pangiallo romano: il colore dorato, ottenuto con una miscela di farina e spezie che a volte contiene anche zafferano, è un richiamo proprio alla luce dell’astro. Il ripieno è fatto di mandorle e nocciole. 

Altro dolce tipico è il panforte di Siena, testimoniato già dall’anno Mille. Il suo ripieno, dolcissimo, è ottenuto con frutta essiccata, miele, cannella e noce moscata. 

A Bologna, troviamo il certosino o panspeziale, un coloratissimo dolce a base di frutta candita. 

Nelle Marche si utilizzano invece ingredienti poveri: mosto d’uva cotto, pane raffermo, uova e riso, insieme alla buccia degli agrumi, servono per preparare il tradizionale bostrengo. 

In Trentino Alto Adige si preferisce la frutta secca a quella candita: qui troviamo lo zelten, con mandorle, pinoli, noci e a volte fichi secchi, mentre, all’altra estremità opposta d’Italia, in Sicilia, alle mandorle si aggiungono i semi di sesamo, il miele e la buccia di agrumi: ecco la cubaita, croccante alternativa al torrone. 

Il miele è protagonista di molti dolci natalizi, ma in nessuno è presente come negli struffoli napoletani, palline di pasta fritte nello strutto, ricoperte di miele caldo e decorate a piacere con frutta candita o zuccherini colorati. Accanto agli struffoli, a Napoli troviamo mustaccioli (forse anticamente impastati con mosto d’uva) e roccocò, piccole ciambelle speziate arricchite di mandorle. 

In Trentino, il dolce tipico è lo strudel, letteralmente “il vortice”, un dolce di pasta sfoglia arrotolata, ripiena di mele, frutta secca e uvetta, mentre la specialità toscana sono i ricciarelli, dolcini di marzapane con aroma di agrumi e cannella. 

E infine ci sono loro, il panettone e il pandoro, l’uno milanese, l’altro di Verona. Entrambi prevedono una lievitazione lenta per ottenere una pasta soffice, nel panettone con aggiunta di uvetta e canditi. 

A proposito, panettone e pandoro li preferite nella loro versione tradizionale o nelle innumerevoli varianti che il mercato ci propone? 

E tu cosa ne pensi? 

  • Qual è il piatto forte della tua tavola di Natale? 
  • Ti piace recuperare vecchie tradizioni regionali e conoscerne la storia e il significato? 
  • Quanto ti senti condizionato dalle tradizioni familiari nell’elaborare il mrnù natalizio? 

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